Tutto quello che c’è da sapere sulla cessione del quinto

Sei un pensionato o un dipendente statale o privato a tempo indeterminato? Allora puoi effettuare una cessione del quinto. Questa particolare forma di finanziamento a tasso fisso prevede che il prestito verrà rimborsato tramite una rata mensile costante, che sarà prelevata direttamente dallo stipendio o dalla pensione del contraente. A versare la rata all’ente creditizio non sarà pertanto il debitore, ma la sua azienda o il suo ente pensionistico. Il debitore non deve fare altro che fornire come garanzia la propria la busta paga o il cedolino della pensione.

In questo articolo spiegheremo tutto quello che c’è da sapere da sapere prima di richiedere un prestito con cessione del quinto: ad esempio per quanto riguarda le assicurazioni da sottoscrivere o le conseguenze in caso di fallimento della società per il contraente lavora.

Per effettuare una cessione del quinto occorre essere dipendenti a tempo determinato?

Sì, solo chi ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato può richiedere questo tipo di finanziamento garantito. Tuttavia, alcune banche accettano a volte di fare eccezioni, se il piano di rimborso del prestito non eccede la durata del contratto a tempo determinato.

È possibile rinnovare la cessione del quinto?

Sì, chi ha già richiesto una cessione del quinto, può rinnovarla, purché il reddito e l’età del contraente lo consentano. Grazie al rinnovo, il contraente può chiedere liquidità supplementare se ha già rimborsato i 2/5 del debito. In caso di cessione del quinto di durata inferiore o uguale a 5 anni, si può richiedere il rinnovo anche prima di questo momento, a condizione però di stipulare un nuovo prestito di durata superiore a 10 anni.

È obbligatorio sottoscrivere un’assicurazione?

Sì, la polizza assicurativa è obbligatoria. Il suo costo dipende dal sesso del richiedente (le donne pagano un po’ meno degli uomini) e dall’età (più è alta, più alto è il prezzo, a causa della più ridotta aspettativa di vita). I lavoratori dipendenti devono sottoscrivere una polizza sulla vita che copra anche contro il rischio di perdita di impiego. In tal modo, qualora il contraente perda il lavoro o il suo TFR non basti a coprire il debito rimanente, la polizza estinguerà il debito al posto del debitore. Per quanto invece riguarda i pensionati, anch’essi sono obbligati a stipulare un’assicurazione sulla vita per tutelare i propri familiari in caso di morte.

Cosa accade se la società fallisce?

Nel caso in cui la società per cui lavora il contraente fallisce, il debito residuo verrà pagato innanzitutto con il TFR maturato dal dipendente e, se questo non è sufficiente, tramite la sua assicurazione. Ma occorre fare attenzione alle clausole di rivalsa, spesso contenute in questo tipo di contratti di assicurazione: in base a tali clausole, la compagnia di assicurazione può richiedere al contraente di rimborsare la somma pagata anticipatamente per suo conto, non appena abbia ritrovato un impiego.

In caso di licenziamento per giusta causa, cosa succede?

Se il licenziamento è giustificato, la compagnia assicurativa effettuerà certamente la rivalsa ma a volte può rifiutare di pagare il debito, che quindi resta sofferente. In tal caso, il debitore viene segnalato alla Centrale Rischi come cattivo pagatore, il che gli impedirà di ottenere un qualsiasi altro prestito in futuro.


Di Francesco Romanello

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